Un RFID per tutti
(Radio Frequency IDentification)


Per chi vuole capire DOVE stiamo andando... e sopratutto CHI ci sta guidando!

lunedì, febbraio 21, 2005

Echelon, il ritorno (ma perchè? era andato via?)

Echelon: la grande spia

Un sottomarino molto particolare sta per salpare dal Connecticut. dopo un restauro di quasi un miliardo di dollari e durato cinque anni, il sottomarino nucleare Jimmy Carter, che secondo la versione ufficiale sarà pronto a seminare mine, pattugliare fondali e trasportare truppe senza mai riemergere, in realtà è destinato all’attività di spionaggio elettronico che gli USA portano avanti dagli anni ’40.

Nel 1947 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno stipulato un accordo segreto per proseguire la loro collaborazione nell'attività di spionaggio già iniziata durante la guerra, per intercettare principalmente comunicazioni radio sovietiche.Tale accordo e' noto come patto UKUSA, al quale successivamente si sono aggiunti, come parti secondarie, il Canada, la Nuova Zelanda e l'Australia.
Per anni ogni paese membro dell'UKUSA intercettava e analizzava le comunicazioni in modo indipendente dagli altri paesi, utilizzando solo le stazioni presenti sul proprio territorio. Negli anni successivi alla guerra fredda, vennero integrati i sistemi di intercettazione su progetto dell'NSA (la maggiore agenzia di intelligence americana), in modo che ogni paese potesse accedere ai dati raccolti da qualsiasi stazione di intercettazione. E' da questo momento che gli obiettivi diventano civili e non più militari, le nuove minacce sono il terrorismo e la criminalità organizzata, ed e' grazie a queste nuove esigenze che il sistema e le agenzie di spionaggio governative che ne fanno uso trovano un nuovo motivo di esistenza. Nasce così il progetto Echelon.

Letteralmente il termine Echelon vuol dire "gradino". L'origine di questo termine risale probabilmente alla natura dell'accordo UKUSA. Secondo quanto scritto dalla ricercatrice freelance e giornalista investigativa Susan Bryce : "UKUSA e' un' accordo a gradini, la NSA e' chiamata primo partito... rispetto agli altri paesi dell'accordo, si assume l'impegno di numerose operazioni clandestine. Fu allestita senza alcuna legislazione ufficiale e non c'e' nulla, legalmente, che non possa fare. La NSA può essere descritta solo come il più grande di tutti i fratelli".
Il termine Echelon e' un nome in codice che si riferisce ad una rete informatica, segreta fino al 1997, capace di controllare l'intero globo e di intercettare, selezionare e registrare ogni forma di comunicazione elettronica. E' composta da satelliti artificiali, super computer (definiti dizionari) e 11 stazioni a terra in grado di ricevere informazioni dai satelliti artificiali presenti in orbita.
Esistono molti sistemi di spionaggio, ma la generalità di Echelon sta negli obiettivi che non sono solo militari, ma anche civili, come ad esempio governi, ambasciate, cittadini comuni di qualsiasi paese.
Il primo componente di Echelon e' costituito da stazioni orientate sui satelliti di comunicazioni internazionali. Ognuno di questi satelliti serve come trasmettitore di chiamate telefoniche, fax ed e-mail, cinque stazioni sono orientate verso i satelliti intelsats per intercettare le comunicazioni in transito. I satelliti Intelsats sono utilizzati dalle maggiori compagnie telefoniche del mondo per le comunicazioni internazionali.
Le altre sei stazioni sorvegliano i satelliti russi per le comunicazioni e altri sistemi regionali.

Le comunicazioni a livello nazionale vengono intercettate dalle stazioni a terra, le quali sono dotate di apposite antenne. Le informazioni che transitano attraverso i cavi sottomarini vengono intercettate quando i segnali provenienti dai cavi vengono trasmessi via etere per raggiungere i destinatari.
Per quanto riguarda le comunicazioni attraverso internet il compito del sistema e' quanto mai semplice, i pacchetti di informazioni vengono intercettati nelle dorsali di maggiori capacità, grazie anche alla complicità delle compagnie di telefoni. Da notare che le vie di comunicazione maggiormente utilizzate sono quelle americane, in quanto le reti europee sono di minor capacità e quindi normalmente congestionate, la maggior parte delle comunicazioni all'interno dell'Europa e dell'Asia transitano per gli Stati Uniti.
Il secondo componente di Echelon sono 120 satelliti spia messi in orbita e gestiti dalla NSA.
Ma il cuore del sistema , che svolge il compito più difficile, e' senz'altro, dove avviene la selezione e la raccolta delle informazioni effettuata da computer, con grandi capacità di calcolo, chiamati dizionari che se necessario decifrano il messaggio e lo analizzano. Questi super computer sono dotati di parole chiavi, dette keywords, che contengono le parole o i nomi dei personaggi ritenuti interessanti per le agenzie.
Ogni stazione a terra ha un suo codice di identificazione e ogni informazione ha in aggiunta la data e l'ora in cui e' stata intercettata, oltre alla stazione di provenienza, il mittente e il destinatario. I dati raccolti vengono catalogati per argomento, possono essere comunicazioni diplomatiche, commerciali o di altro genere, questi dati vengono conservati per un certo periodo di tempo e poi vengono eliminati dalla memoria dei dizionari per far posto ai nuovi dati.
Oltre alle comunicazioni radio e satellitari, l’altro maggiore metodo per trasmettere grandi quantità di comunicazioni è costituito da una combinazione di cavi sottomarini, che passano sotto gli oceani, e reti a microonde sulla terraferma. Pesanti cavi, posati nel fondo marino tra i vari stati, si fanno carico del grosso delle comunicazioni internazionali mondiali. Dopo che escono dall’acqua ed arrivano alle basi a terra dei network a microonde sono molto vulnerabili alle intercettazioni. Le reti a microonde sono costituite da una catena di tralicci di antenne che trasmettono i messaggi dalla cima di una collina all’altra per tutto il paese. L’intercettazione di queste da possibilità di accesso alle comunicazioni internazionali sottomarine e a quelle attraverso i continenti, ed ecco che entra in gioco il nuovo USS Jimmy Carter, infatti questo sottomarino farà da sotto i mari esattamente ciò che fanno i satelliti dal cielo, ma lo farà con una marcia in più, perché fornito di uno speciale comparto centrale, chiamato “Ocean Interface”: aprendosi permetterà di depositare sui fondali marini, veri e propri laboratori grandi quanto un autobus. E questi laboratori, ovviamente, non studieranno il plancton, bensì i fasci di fibre ottiche lungo i quali corre buona parte delle comunicazioni del mondo occidentale. Sono ovviamente anche un bersaglio ovvio per intercettazioni su larga scala di classiche comunicazioni nazionali tra le persone.
Uno degli strumenti più nuovi è un sistema che consente di individuare l’identità di chi parla in base a impronte vocali computerizzate. Pare che l’arresto di Khalid Shaikh Mohammed, braccio destro di Bin Laden, avvenuto un anno fa a Rawalpindi, in Pakistan, sia avvenuto proprio grazie a questo sistema.
Agli Stati Uniti, però, le informazioni raccolte grazie a Echelon sono servite anche per comprare favori e stringere alleanze, come nel 2000, quando aiutò la Spagna ad arrestare una ventina di membri dell’ Eta, tra cui il leader Ignacio Garcia Arregui . Da allora la Spagna a dovuto ricambiare il favore, rifiutando di aderire al protocollo di Kyoto sul riscaldamento globale, partecipare ai piani per il sistema di difesa missilistico “Star Wars”.
Quando negli anni ’90, si venne a conoscenza di Echelon ciò che fece maggiormente irritare l’opinione pubblica occidentale, fu sapere che non era mai stata utilizzata per spiare l’URSS ma i propri alleati, infatti alla fine delle guerra fredda fu utilizzato per scopi commerciali, per carpire informazioni utili con le quali le aziende americane potevano fare concorrenza sleale agli europei.
Ecco alcuni degli affari che questi ultimi si sono visti sfumare: una vendita di Airbus all’Arabia Saudita per un valore di 6 miliardi di dollari e un sistema di monitoraggio ambientale da 1 miliardo di dollari destinato al Brasile. Grazie a questo giochetto gli affaristi americani si sono messi in tasca contratti il cui valore complessivo ammonta a diverse centinaia di miliardi di dollari.
L’ex-direttore della Cia, James Woolsey, in un intervista rilasciata nel 2000 al Wall Sreet Journal, ha ammesso l’esistenza di queste pratiche giustificandole dicendo che lo spionaggio industriale da parte degli americane avveniva perché i prodotti europei sono più costosi, meno tecnologici, o entrambi le cose e, per piazzarli, le aziende fanno ampio ricorso alla corruzione. Ha concluso: Noi vi abbiamo spiato perché voi fate affari a suon di bustarelle.

La risposta europea è giunta nel 2000, quando il Parlamento di Strasburgo ha nominato un comitato speciale con il compito di chiarire la questione Echelon e indicare l’atteggiamento da adottare nei confronti degli Stati Uniti. Il 5 settembre 2001 il comitato ha sottoposto le proprie conclusioni a Bruxelles, che ne ha approvato in pieno le raccomandazioni. Sei giorni più tardi l’attacco alle Torri Gemelle ha però mutato il corso della storia e distolto l’attenzione mondiale dalle attività di spionaggio industriale degli americani. Oggi i governi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti sostengono che il sistema serve a combattere il terrorismo e il traffico di armi.

Deep Interceptor !

Sommergibile spia le telefonate, si chiama Jimmy Carter
NEW YORK - Il Pentagono si appresta a varare nel fine settimana un sommergibile con particolare doti di spionaggio, capace di intercettare comunicazioni e telefonate che viaggiano nei cavi a fibra ottica sul fondo degli oceani. Il sommergibile, battezzato 'Uss Jimmy Carter' in onore dell'ex presidente degli Stati Uniti, sara' varato nella giornata di sabato con una cerimonia in una base navale a New London, in Connecticut. La Marina militare ufficialmente non rilascia informazioni sulle capacita' del 'Jimmy Carter', spiegando che buona parte delle sue attivita' sono classificate. Ma analisti d'intelligence ed esperti militari hanno rivelato ai media americani che il sommergibile prendera' il posto e i compiti di un'altra unita' appena andata in pensione, la 'Uss Parche', che si occupava di spionaggio sottomarino. Il 'Carter', stando alle indiscrezioni, dispone di modifiche che gli permettono di estendere il proprio scafo e di creare un ambiente di lavoro sottomarino paragonabile a un hangar, dove possono lavorare una cinquantina di uomini dei Navy Seal - i reparti speciali della Marina - ed essere anche ospitati piccoli veicoli oceanici da esplorazione. Il bersaglio principale del sommergibile saranno i cavi a fibre ottiche dove passano le comunicazioni internazionali, che l'unita' sarebbe in grado di spiare con tecnologie innovative. Gia' negli anni Settanta gli Usa avevano cominciato un programma di intercettazione delle telefonate che passavano nei cavi sommersi sul fondo del Pacifico, al largo delle coste dell'ex Unione Sovietica. Ma la missione fu svelata da una spia che lavorava per Mosca e i dispositivi installati dagli Usa si trovano ora nel museo del Kgb nella capitale russa
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Il «Jimmy Carter» viene inaugurato oggi dal Pentagono
Un sommergibile spierà le telefonate sott'acqua
Lo scafo ospita cinquanta uomini e veicoli da esplorazione. Intercetta le informazioni che viaggiano sulla fibra ottica
NEW YORK - Si chiama «Uss Jimmy Carter» in onore dell'ex presidente Usa il sommergibile che il Pentagono si appresta a mettere in funzione. Un veicolo spia, dotato di eccezionali capacità. E' in grado infatti di intercettare comunicazioni e telefonate che viaggiano nei cavi a fibra ottica sul fondo degli oceani. Il sommergibile viene inaugurato oggi con una cerimonia in una base navale a New London, in Connecticut. La Marina militare non ha rilasciato informazioni sulle capacità del «Jimmy Carter», ma analisti d'intelligence ed esperti militari hanno rivelato che il sommergibile prenderà il posto e i compiti di un'altra unità appena andata in pensione, la «Uss Parche», che si occupava di spionaggio sottomarino. Secondo indiscrezioni, il «Carter» è in grado di estendere il proprio scafo creando un ambiente di lavoro sottomarino dove possono operare una cinquantina di uomini dei Navy Seal - i reparti speciali della Marina - e dove possono essere ospitati piccoli veicoli da esplorazione. Il bersaglio principale del sommergibile saranno i cavi a fibre ottiche dove passano le comunicazioni internazionali. Il programma di incertettazione delle telefonate nel fondo del Pacifico da parte degli Usa è cominciato negli anni Settanta, al largo delle coste dell'ex Unione Sovietica. La missione fu svelata da una spia che lavorava per Mosca, i dispositivi di allora si trovano nel museo del Kgb, nella capitale russa. (19 febbraio 2005)
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Gli Usa mandano il sommergibile-spia
di UMBERTO RAPETTO

ROMA - A Genova stanno arrivando gli esperti e sul piede di guerra c'è persino la National Security Agency, la struttura americana super-segreta che gestisce le risorse tecnologiche di Echelon. Mentre alziamo lo sguardo al cielo sapendo di quell'abbondante centinaio di satelliti con gli occhi puntati su di noi, scopriamo che i maghi dell'intelligence USA sono pronti ad intercettare anche dal fondo del mare. E così, se qualcuno - navigando per diporto nel Tirreno - dovesse scorgere qualcosa di strano, è bene sapere che il suo nome è USS Jimmy Carter: è il sommergibile-spia che la Marina militare statunitense ha realizzato nei cantieri della General Dynamic's' Electric Boat nel porto di Groton, nel Connecticut. Costato 5 anni di lavoro di adeguamento ed almeno 1 miliardo di dollari, si tratta di un mezzo a propulsione nucleare che tra le caratteristiche tecniche annovera proprio la capacità di intercettazione dei cavi in fibra ottica sottomarini a loro volta in grado di veicolare 40.000 telefonate contemporanee. Sull'effettivo impiego di una simile soluzione non ci sono conferme ufficiali, ma nel Mediterraneo le fibre ottiche per connessioni telefoniche e di trasmissione dati non mancano davvero e soprattutto arrivano a collegare aree geografiche di non trascurabile effervescenza terroristica.

In un'intervista Frank Dennington, capo della struttura tecnica della Flag Telecom Holdings Ltd., il colosso che gestisce decine di migliaia di chilometri di cavi subacquei che uniscono l'Europa al Nord Africa e al Medio Oriente, si è mostrato scettico. Ha dichiarato, infatti, che le protezioni adottate rendono difficilissimo e troppo costoso l'ascolto abusivo delle comunicazioni, ma che - se realizzato - questo può aprire una breccia spaventosa nella riservatezza dei cittadini. Da parte sua il generale dell'aeronautica Michael Hayden - vertice della NSA - ha sorriso quando gli è stato chiesto delle intercettazioni sottomarine, ma non ha negato che siano possibili. Chiamato poi a fornire qualche notizia in merito al sommergibile Carter, ha preferito glissare l'argomento.

Le fibre ottiche più sofisticate sono normalmente protette da guaine pressurizzate la cui effrazione viene immediatamente segnalata ai sistemi di controllo, ma quando si scende sotto i 300 metri di profondità determinate costosissime precauzioni vengono riconosciute non più necessarie per le oggettive difficoltà di manomissione per eventuali sabotaggi o intercettazioni.

Le attività di manutenzione richiedono normalmente l'emersione del cablaggio da verificare o riparare. I gestori di queste infrastrutture di comunicazione includono così, tra le misure di protezione, il sorvolo periodico delle tratte percorse dai propri cavi così da rilevare l'eventuale presenza di imbarcazioni che possano indebitamente mettere mano sulle fibre ottiche ripescate dal fondo. Naturalmente un intervento sottomarino sfugge a simile monitoraggio ma un funzionario dell'intelligence a stelle e strisce ha asserito che "origliare" sul fondo del mare non è iniziativa facile da prendersi perché può comportare un onere che potrebbe aggirarsi sui 2 miliardi di dollari l'anno. Ma quella cifra da dove salta fuori? E' semplice stima o consuntivo? Se chi aveva letto "Secret Power" conosceva Echelon prima del relativo clamore, chi ha dato un'occhiata al libro di Sherry Sontag e Christopher Drew "Blind Man's Bluff" queste cose le sa bene. Quando c'erano cavi in rame in luogo delle odierne fibre ottiche, la Marina americana - per spiare i russi - si avvaleva del sommergibile USS Parche che, ancora in servizio, andrà in pensione nel 2003.

Spendi e spandi

INTERCETTAZIONI: A MILANO IN 12 MESI SPESI 32 MLN EURO
da repubblica del 21 febbraio 2005

Nel distretto di Milano nell'ultimo anno giudiziario, conclusosi il 30 giugno scorso, la sola Procura della Repubblica del capoluogo ha speso 31,876 milioni di euro per 7.579 intercettazioni telefoniche e 162 ambientali disposte nell'ambito di 262 inchieste. Le cifre emergono dalle relazioni dei capi delle singole Procure allegate a quella presentata dal procuratore generale in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario. Il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, ha definito come "dato non rilevabile" la durata media delle intercettazioni. Se il capoluogo lombardo puo' aver contribuito ad intasare le linee della Tim e alimentare le conseguenti polemiche in corso in questi giorni, non altrettanto si puo' dire per le altre Procure del distretto. A parte la relazione del procuratore di Busto Arsizio, che non fa cenno alle intercettazioni, e quella di Lecco, che non indica le cifre spese, le altre in genere sono dettagliate, a partire da Varese, che si colloca al secondo posto per spesa ma con soli 1,256 milioni di euro. Seguono Como con 983.822 euro, Monza con 868.000, Vigevano con 333.000, Pavia con poco piu' di 101 mila e Voghera con 88,87. Chiude la classifica Sondrio con 77 mila euro spesi per 64 intercettazioni telefoniche e 4 ambientali.

sabato, febbraio 19, 2005

Mi ammazzi e scappi? Ti becco!

da repubblica.it del 19 febbraio 2005
Tre amiche hanno consegnato l'immagine ai vigili
La vittima senza nome: in tasca non aveva documenti
Milano, caccia al pirata della strada fotografato col videotelefonino

MILANO - Potrebbe avere le ore contate il pirata della strada che questa notte alle 3.30, in piazzale Principessa Clotilde a Milano, due passi dall'ospedale Fatebnefratelli, ha investito e ucciso un uomo del'apparente età di 35-40 anni: i vigili hanno la sua fotografia. A bordo dell'auto, forse un'Audi, il conducente non era solo. Con lui c'erano tre ragazze americane che avevano conosciuto l'uomo in serata in uno dei locali più esclusivi di Milano, in via Manzoni. Una serata piacevole, qualche bicchiere di troppo e qualche fotografia scattata con il telefonino per festeggiare una nuova amicizia. Alle tre giovani, che studiano a Firenze, l'uomo che parlava inglese ha detto di chiamarsi Sean e di essere irlandese, ma non è escluso che possa aver mentito. Dopo lo scontro, il pirata ha fatto scendere le ragazze dall'auto e ha gli detto di prendere un taxi. Ma le studentesse hanno ritenuto giusto consegnare quelle foto scattate con il videotelefonino ai vigili urbani del Nucleo Radio Mobile. La fuga del pirata della strada potrebbe avere davvero le ore contate. La vittima resta ancora senza nome: non aveva documenti in tasca quando è stata investita. Dai tratti somatici, l'uomo è probabilmente un italiano. Indossava una tuta da ginnastica, un cappellino e un giubbotto.

[finalmente trovato l'unico impiego utile del videotelefonino, oltre a quello dell'incremento del fatturato annuo di chi lo produce]

Telefoni? Ti becco!

da repubblica.it del (19 febbraio 2005)
Il gestore di telefonia mobile avvisa le Procure d'Italia:
Allo studio la realizzazione di 2.000 nuove postazioni
Troppe intercettazioni - La Tim: "Esaurite le linee"

MILANO - Cinquemila telefoni sotto controllo sono troppi: è stato raggiunto il numero massimo di disponibilità di apparecchi intercettabili. La Tim avvisa le Procure di tutta Italia, la Direzione Nazionale Antimafia e il Ministero della Giustizia che sono esaurite le linee disponibili per le intercettazioni. "E' stato registrato - dice la Tim, telefonia mobile - un continuo incremento di attivazioni di intercettazioni telefoniche", e quindi è stato raggiunto "il limite delle cinquemila linee intercettabili, limite massimo attualmente disponibile". La segnalazione sull' esaurimento delle linee Tim disponibili per intercettazioni è contenuta in una lettera di due facciate spedita ieri, via fax, nelle varie sedi giudiziarie italiane, e firmata dal responsabile della security di Telecom Italia Mobile. Nel documento si fa presente che "trattandosi di prestazioni obbligatorie, è stato avviato uno studio di fattibilità per la realizzazione di un ulteriore incremento di 2.000 postazioni".
"In relazione alla disponibilità di linee intercettabili - prosegue la lettera - che si renderanno man mano disponibili alla cessazione di altre intercettazioni già in corso, il criterio di gestione dei decreti in attesa di esecuzione sarà quello cronologico".
Il responsabile della security di Tim mette in chiaro però che "per specifiche esigenze della Direzione Nazionale Antimafia, sono state riservate 20 postazioni da utilizzare per casi di particolare emergenza e gravità ".

venerdì, febbraio 18, 2005

Vai a ballare? Ti becco!

Videosorveglianza senza privacy: multata una discoteca

Una discoteca è stata multata per aver installato un impianto di videosorveglianza, all’interno dei locali, senza predisporre un'adeguata informativa ai sensi della legge sulla Privacy (a cura di Luca Leone - articoli dello stesso Autore)
[22/04/02] La notizia giunge dalla Newsletter del Garante per la protezione dei dati personali e costituisce la prima sanzione per chi tratta dati personali attraverso sistemi di videosorveglianza. La legge sulla privacy, infatti, tutela, come dato personale, l'immagine, il suono e qualsiasi altra informazione relativa alla persona fisica e pertanto il trattamento di queste informazioni rientra nella sfera di applicazione della legge 675/96. Oltre al rispetto della legge sulla privacy i titolari del trattamento che installano delle telecamere devono rispettare, inoltre, il "decalogo sulla videosorveglianza" emanato dal Garante con un provvedimento del 29 novembre 2000. Nel caso in esame i carabinieri, in seguito ad un'indagine, avevano segnalato all'Autorità, presieduta da Stefano Rodotà, l'installazione da parte di una discoteca del Nord di un sistema di telecamere a circuito chiuso. Altre indagini avevano evidenziato che le telecamere consentivano la piena riconoscibilità dei clienti di volta in volta inquadrati. Dopo il primo intervento dei carabinieri il responsabile del locale aveva posto un'avvertenza, del tutto generica e inadeguata ("si avvisano i clienti che sono attive delle telecamere") che non gli ha comunque evitato la sanzione. Il titolare dell'esercizio pubblico avrebbe dovuto informare preventivamente i clienti dei diritti loro attribuiti dalla legge sulla privacy, sulle modalità e finalità del trattamento, sulla natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati (in questo caso delle loro immagini), in altre parole avrebbe dovuto fornire gli elementi individuati dall'art. 10 L.675/96.

E' stata così contestata al responsabile la violazione dell'art. 10 della legge 675/96 per la quale era prevista la possibilità di un pagamento nella misura ridotta di 516,46 euro (pari a circa un milione), da pagarsi entro sessanta giorni dalla notifica del provvedimento. Somma che il responsabile della discoteca ha provveduto a pagare nei termini previsti. Questo fatto dovrebbe far riflettere tutti i titolari di esercizi pubblici che hanno installato sistemi di videosorveglianza, o hanno intenzione di installarli, senza porre in essere le adeguate garanzie previste dalla legge sulla privacy. L'installazione di telecamere obbliga il responsabile a seguire una procedura, individuata dal provvedimento del Garante, che partendo dall'analisi delle finalità del trattamento arriva alla designazione dei responsabili e incaricati del trattamento (artt. 8 e 19 L. 675/96) senza dimenticare il divieto di controllo a distanza dei lavoratori (ex art. 4 L. 300/70).

Vai a fare spesa? Ti becco!

Telecamere e Privacy: il Garante multa un ipermercato
Multa di oltre 3000 euro a un ipermercato per violazione delle norme in materia di videosorveglianza (a cura di Luca Leone - articoli dello stesso Autore)
[10/06/02] Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato l'impianto di videosorveglianza di un ipermercato così come aveva già fatto precedentemente nei confronti di una discoteca. Anche in questo caso al responsabile dell'ipermercato è stata contestata la mancata informativa ai consumatori; informativa prevista dall'art. 10 della legge sulla privacy (L. 675/96) e obbligatoria in ogni situazione di trattamento di dati personali. L'ispezione del Dipartimento di vigilanza e controllo del Garante ha rilevato la presenza di 28 telecamere, di cui 12 mobili e 16 fisse, all'interno e all'esterno del centro commerciale che erano in grado di identificare le persone che passavano nel loro raggio d'azione. L'impianto era attivo 24 ore su 24 e riprendeva determinate aree interne, in particolare la zona delle casse e delle uscite di emergenza, e alcune aree esterne come il parcheggio e le attività di carico e scarico merci. L'impianto è risultato installato per motivi di sicurezza e le immagini riprese venivano memorizzate in una unità centrale e conservate per tre giorni. In casi simili il titolare del trattamento deve informare la clientela della presenza delle telecamere, con opportuni cartelli, e dei diritti riconosciuti dalla legge: cioè, di conoscere per quali scopi i dati (in questo caso, le immagini) vengono raccolti, di poter chiedere la loro cancellazione o di opporsi al loro uso, di sapere per quanto tempo verranno conservati e qual'è l'ufficio cui rivolgersi per poter ottenere risposte. Questa multa dovrebbe allertare tutti gli esercizi commerciali che per motivi di sicurezza e tutela del patrimonio hanno degli impianti di videosorveglianza non adeguati agli obblighi di legge e soprattutto ricordare un provvedimento del Garante del 29 novembre 2000 (una sorta di decalogo per la videosorveglianza). Anche il trattamento di immagini rientra nella materia governata dalla legge sulla privacy imponendo a tutti i titolari di attuare tutte quelle misure previste della legge 675/96 e dal DPR 318/99 (che individua le misure minime di sicurezza) tra cui l'individuazione degli incaricati e dei responsabili, delle misure di sicurezza per assicurare la protezione dei dati, delle finalità e delle modalità del trattamento.L'ipermercato è stato multato per la somma di 3098,74 euro, pari a un terzo del massimo della sanzione prevista per questo tipo di infrazioni.
Il decalogo sulla Videosorveglianza
Normativa in materia di Privacy

giovedì, febbraio 17, 2005

Sei cadavere? Ti becco!

Cadaveri protetti con gli RFID
I chip assieme ad un più sofisticato sistema di sorveglianza in salsa hi-tech dovrebbero consentire all'Università di Berkeley di fermare il mercato illegale dei corpi.

08/02/05 - News - Los Angeles (USA) - C'è un grosso giro di cadaveri in California e ltrove, corpi che vengono utilizzati legalmente dalle facoltà di medicina cui vengono donati dalle persone ancora in vita. Ma anche corpi che invece foraggiano guadagni criminali e che non sono trattati con il dovuto rispetto. Contro tutto questo, a tutela dei corpi dei defunti e delle loro famiglie, l'Università della California di Berkeley sta pianificando un sistema hi-tech. L'idea che si sta facendo largo è la possibilità di associare ad ogni cadavere un codice a barre elettronico, sottoforma di tag RFID, che possa così garantire che di ogni corpo si tenga una traccia elettronica. Associando i tag ad un database centrale già operativo sarà possibile, secondo i funzionari dell'Università, dare filo da torcere al macabro mercato dei cadaveri. Questi corpi vengono utilizzati tradizionalmente nelle scuole di anatomia e nella loro interezza, o nelle singole parti, sono anche sfruttati per esperimenti intesi a studiare gli effetti meccanici sull'organismo di dispositivi di protezione e altro ancora. Anche per questo i tag RFID potranno essere utilizzati sulle singole parti del corpo. La registrazione via RFID dei corpi verrebbe poi associata ad alcune altre soluzioni tecnologiche pensate per il corretto uso e conservazione dei cadaveri, come telecamere di sorveglianza, lucchetti elettronici nonché database più aggiornati e flessibili capaci di tenere traccia di ogni spostamento ed utilizzo.

Queste novità non arrivano dunque per caso. Negli anni e nei mesi più recenti, infatti, si sono condensate una serie di denunce contro l'ateneo da parte delle famiglie, secondo cui in molti casi i corpi sono stati cremati senza consenso insieme ad animali da laboratorio ed altro e le loro ceneri sono state semplicemente gettate nell'immondizia. Nel 1999 un grosso scandalo portò alla cessazione di un programma di donazione dopo che era stata scoperta un'attività di vendita di spine dorsali ad un ospedale di Phoenix, in Arizona. Una situazione che ha naturalmente spinto molte famiglie ad impedire la donazione. Nessuno si illude che questi sistemi possano fermare il mercato nero dei corpi, sebbene il Consiglio di amministrazione dell'Università preveda già entro la primavera di mettere in funzione i nuovi sistemi. Nel mese di marzo un tribunale dovrà decidere se superare l'impasse creato dalle denunce di molti familiari e consentire la riapertura del programma di donazione che per 55 anni ha consentito all'Università di Berkeley di sezionare e studiare ogni anno una media di 175 cadaveri. "Vogliamo - ha dichiarato uno dei manager dell'Università - che questi programmi funzionino davvero in modo da conservare la fiducia del pubblico, affinché si sappia che facciamo quanto è possibile per garantire rispetto ad una donazione che è di grande importanza".

Vai in bagno? Ti becco!

da slashdot
ewhac writes "As reported earlier, a Sutter County, CA, elementary school unilaterally took the dubious step of forcing students, under penalty of disciplinary action, to wear RFID badges with their name, grade, and photo. The RFID tags were read by sensors placed above classroom and bathroom doors (though the latter had been shut off). The system was ostensibly used to automate attendance-keeping. Well, InCom Corp., the company that provided the tech free of charge to the school, has abruptly pulled out, without explanation. The school superintendant claimed to be, "disappointed," at the development. However, some parents are not mollified, and vow to permanently keep such people-tracking technologies out of their schools."
...
...
AT writes "The Brittan School District in Sutter County, California, is requiring students to carry RFID-tagged identity badges on them at all times. Readers are currently installed at the doors to all classrooms. Readers were removed from bathrooms when parents protested. The school district is meeting next week to consider parents objections to the system." Relatedly (but not), Leilah writes "The University of California is considering using RFID tags or bar codes to help track their collection of bodies and parts. They are attempting to reopen their body donation program which has been on hold since spring 2004 due to disappearing parts - they've previously had legal trouble over improper disposal as well."

Volevi scappare sott'acqua? Ti becco!

da neural
RFID, frequenze radio che identificano tutto.
RFID è l'acronimo di Radio Frequency Identification, ed è uno dei nascenti standard di identificazione che agisce tramite microchip talmente minuscoli da poter essere innestati in qualsiasi oggetto. Le dimensioni di questi chip sono nell'ordine dei granelli di sabbia e sono capaci di percepire una radio frequenza rispondendo con la trasmissione del loro unico codice d'identificazione 64 bit, e per farlo non hanno nemmeno bisogno di energia, visto che riescono a sfruttare l'energia del segnale in arrivo. Già le mega catene di distribuzione Walmart e Tesco stanno testando pubblicamente gli 'scaffali intelligenti' che verificano la presenza delle merci, facilitando l'inventario e la rilevazione di furti. E la tedesca KSW-Microtec ha brevettato un RFID tag 'lavabile' e quindi adatto ai vestiti mentre la Banca Centrale Europea sta prendendo in considerazione l'ipotesi d'introdurre tag nelle banconote a partire dal 2005. Il costo per un'industria di un tag dovrebbe essere entro i 25 centesimi di euro che possono scendere a 10 se si ordinano 1 miliardo di tag. Inutile dire che l'enorme rischio di queste tecnologie è il controllo più invasivo mai realizzato. Dai fini commerciali (rilevare i prodotti già acquistati da un cliente, offrendoli ciò che probabilmente può desiderare) a quelli di sorveglianza (verificare costantemente un sospettato) fino a quelli criminali (rilevare i possessori di merci costose) l'unico a perderci sicuramente è il cittadino e, soprattutto la sua privacy sempre più vaporizzata, nonostante le ipocrite rassicurazioni delle industrie. Un gruppo affiliato al MIT, l'Auto-ID Center, che si occupa di standard ha già annunciato un'applicazione che permetterà di distruggere i tag con un reader economico. E speriamo che questa non sia l'unica speranza.

martedì, febbraio 15, 2005

RFID nelle banconote? Un'assurdità

Punto Informatico intervista Corrado Patierno, uno dei massimi esperti italiani del settore, che spiega perché almeno per ora non c'è da temere che l'euro sia posto sotto controllo via RFID. (pagina 2 di 2)

PI: Quindi i chip economici nelle banconote neppure volendo potrebbero entrare...
CP: Un chip a basso costo, diciamo da 20-25 centesimi, destinato ad essere scadente, dovrebbe avere 2mm di lunghezza, 2mm di larghezza e 0,2 mm di spessore. Ma un chip così si vedrebbe abbondantemente su una banconota.

PI: Ma poi il chip RFID ha.. l'antenna...
CP: Già. I tag magnetici necessitano di un conduttore organizzato in spire, funzionano un po' come un trasformatore per trasmettere l'energia, ma nelle banconote non ne vedo. Potrebbero essere chip UHF, che sono dei dipoli ideali, cioè con l'antenna metà da un lato e metà dall'altro, sempre conduttori ma non avvolti in spire... Come le banali antenne televisive, quelle sui TV da 14" anni '80. L'antenna potrebbe essere la banda metallica ma dovrebbe essere "spezzata" in due. E poi dalle foto mostrate, i "fori" non sono sempre alla stessa altezza, i segmenti dell'antenna dei tag UHF invece devono essere identici. E la loro lunghezza è funzione della frequenza utilizzata... sempre per l'effetto "risonanza" descritto prima per l'accordatura di una chitarra. Quindi nelle banconote non ci sono i chip perché non si vede nulla a occhio nudo, costerebbe troppo mascherarli così bene e, infine, che senso avrebbero se le apparecchiature per leggerli non sono possedute da nessuno? Come mi potrei mai accorgere che la banconota è vera?

PI: Eppure parrebbe, si dice, si narra, che la Banca Centrale Europea stia valutando l'ipotesi di infilare i radiochip nelle banconote. A questo punto sembra una diceria senza senso...
CP: Partendo dalle considerazioni che abbiamo fatto, ammettendo miglioramenti di costo per produzioni su larga scala, avremmo chip da almeno 5 centesimi, 10 con l'antenna e con il montaggio. E poi ci sarebbero i costi di boxatura, ossia l'apposizione dello stesso nella banconota ed essendo carta filigranata i costi sarebbero molto alti...
Ma non solo. Non dimentichiamoci che un tag se non letto per 5 anni perde la memoria divenendo inutilizzabile. Oltre a perdere il codice, perde anche il firmware con il protocollo di comunicazione... diviene un pezzo di pietra inutile.

Tutto questo per i chip magnetici; quelli UHF hanno un costo doppio, se non anche triplo, e non possono essere utilizzati in Italia per le normative stringenti sulla radioemissione.

PI: Quindi chi teme per la propria privacy può stare tranquillo?
CP: Secondo me è un progetto non fattibile. O meglio: perchè mettere dei tag RFID nelle banconote quando questi ultimi li troveremo nelle Mastercard e nelle Visa dall'anno prossimo? Tutti potranno pagare con transazioni bancarie dirette e sicure in RFID... costa di meno.. è più sicuro.

Allo stato attuale della tecnologia, il rapporto costo/benefici non c'è per un lavoro come l'inserimento dei chip nelle banconote, ed anche l'uso che se ne potrebbe fare viola il protocollo di Sidney sull'RFID, dove si dice esplicitamente che nessuno deve essere profilato mediante i tag RFID, ed a cui il nostro Garante della Privacy ha aderito.

PI: Gli RFID in effetti sono ormai sempre più diffusi. Parlando in generale, il timore che possano violare la privacy è un'esagerazione? In effetti l'idea di infilare tutti i prodotti acquistati in un supermercato nel carrello e non dover fare la fila alla cassa è attraente....
CP: Esistono ancora molti problemi tecnologici prima di arrivare a non fare fila alla cassa. Direi che l'RFID può essere un valido strumento per la tracciabilità.
Pensiamo a tag sulle sacche di sangue: se le procedure avessero sempre previsto la loro verifica durante la catena prelievo-donazione ci sarebbero stati molti morti in meno per errore. Stessa cosa dicasi per i farmaci o per il settore alimentare/manifatturiero.

Intervista a cura di Paolo De Andreis


[ndr]: le banconote costano solo 3 centesimi, quindi anche spendere 5 o 50 centesimi (in più per renderle smart-money) sarebbe sempre un buon affare, nell'ottica della tracciabilità. Penso che un tale valore aggiunto non abbia prezzo per i detentori del Potere Bancario... e poi, per tutto il resto, c'è MasterCard (vedi sempre Bankenstein e sulla spinta al Popolo Sovrano per far adottare Carte di Credito invece che contanti...)

Rfid, ecco il GrandeFratello

Sempre più diffuso l’utilizzo di smart tag per identificare prodotti al supermarket e nella supply chain. Una tecnologia agli albori, che suscita qualche perplessità sulla privacy ma che piace al Pentagono. (di Paolo Anastasio)

Il polverone intorno alle targhette Rfid (Radio frequency identification) nasce dalle potenziali applicazioni anti privacy delle smart tag, che potrebbero rivoluzionare non soltanto il rapporto tra consumatori e prodotti in vendita nei supermercati o il modo di gestire la supply chain della produzione industriale delle merci. Il timore di Authority garanti della privacy e associazioni di consumatori è che le tag continuino a seguire e spiare le abitudini dei consumatori fuori dal negozio, ad acquisto avvenuto. Le etichette, se non sono disabilitate al momento dell’acquisto, restano attive, incorporate nei prodotti anche dopo il pagamento.
Il rischio è che le tag continuino passivamente a vigilare, pompando informazioni sulle abitudini d’acquisto del consumer. Ad esempio, appropriandosi indebitamente dei dati della carta di credito usata per l’acquisto di quel bel golfino o del Mach trilama. Dati dormienti, che continuerebbero ad alimentare la memoria delle smart tag. Che i produttori potrebbero consultare per nuove campagne di marketing sempre più personalizzate. Ne sanno qualcosa Benetton e Gillette, due colossi costretti lo scorso anno, proprio a seguito della protesta dell’associazione di consumatori Caspian, a sospendere l’applicazione delle tag su capi di vestiario e confezioni di rasoi.
Dopo l’invasione metropolitana di videocamere (per il traffico, ma anche le multe sono elettroniche) e dopo il ricorso alla biometria, con la registrazione di impronte digitali e scannerizzazione del volto per i visitatori di una trentina di paesi che arrivano negli aeroporti Usa, ora è l’Rfid a trovarsi sotto i riflettori. Perché l’occhio dei produttori incapsulato nei prodotti che compriamo al supermarket sarebbe davvero troppo. La pensa così il Garante Stefano Rodotà, che sta monitorando da vicino l’uso delle tag. E con lui una cinquantina di Authority mondiali, con una risoluzione congiunta per limitarne al minimo l’utilizzo.
Ma cos’è l’Rfid? Si chiamano smart tag (etichette intelligenti) i microchip Rfid da applicare al posto dei tradizionali codici a barre su prodotti in vendita negli scaffali dei supermarket e sui bancali di merci in viaggio sui container. Si tratta di minuscoli transponder, che emettono onde radio a cortissimo raggio, al massimo 30 centimetri, leggibili da appositi scanner. L’utilizzo delle smart tag consente la tracciabilità wireless a breve raggio dei packages di prodotto e di merci. Così le utilizzano grandi catene della Gdo, come la statunitense Wal Mart e la britannica Mark & Spencer. Mentre su scala industriale se ne serve nei suoi stabilimenti la Bmw per i tracking dei componenti durante l’assemblaggio dei veicoli. Le smart tag, munite di codice identificativo hanno una memoria fino a 128 kb. Consentono di tracciare 4 o 5 informazioni sulle caratteristiche della merce. Così, ad esempio, è possibile conoscere la data di scadenza di un cartone di latte o la provenienza di una costata di manzo. Oppure, in ambito logistico, le tappe del viaggio di grossi quantitativi di alimenti deperibili, come la frutta. In questo senso è stato il Pentagono a fare un grosso ordinativo di smart tag per il tracking delle scorte alimentari inviate alle forze armate in Iraq. Sul fronte security, in Israele stanno testando una soluzione di contactless check point. In altre parole, nella striscia di Gaza i pendolari palestinesi al check point saranno identificati ricorrendo all’Rfid, senza perquisizioni. La società di analisi Idc considera l’Rfid come uno dei segmenti più caldi dell’hi-tech insieme al wi-fi. Il giro d’affari complessivo è stimato in 3 miliardi di dollari nel 2007 (fonte Wireless Data Research Group). Le potenzialità dell’Rfid, con il costo dei chip che sta calando sono infinite. Dalla tracciabilità dei bagagli all’aeroporto (la Delta Airlines lo usa) ai pagamenti ticketless, senza biglietto, come col telepass al casello autostradale. Pagamenti ticketless sono una realtà a Rotterdam, dove chi viaggia dispone di una card per i pedaggi di metro, autobus e treni.
I sostenitori dell’Rfid affermano che la categoria più penalizzata dalla diffusione dell’Rfid è quella dei contraffattori di articoli farmaceutici, ma anche di prodotti griffati. Stop quindi a false Gucci e Louis Vuitton, Armani e Benetton. Intanto la boutique Prada di New York ha interrotto il tagging dei suoi capi. Le signore clienti non volevano che si sapesse in giro la loro taglia.

Piccolo è bello

Per capire di cosa parliamo...




*Size compared to a human fingertip
*ergo: quello è la punta del dito e il chip è pari ad un'impronta!

lunedì, febbraio 14, 2005

Vero o Falso (per me pari sono?)

linkato direttamente dal sito di Luca De Biase
dal sito di Date un'occhiata alla prima puntata. Il tema lo conoscete... Ma sì! la storia del biglietto falso da 50 euro







Ovviamente le icone stanno per:
Adsl con Realplayer
Dial-up con Realplayer
Adsl con Windows Media
Dial-up con Windows Media

Grazie a Arcoiris per l'ospitalità.


[continua]

Finalmente anche in Italia arrivano gli EURFID

Euro, in arrivo le banconote-spia

Si moltiplicano le indiscrezioni secondo cui la Banca Centrale Europea si appresta a varare l'euro con chip RFID incorporato. RFID anche nei biglietti della Coppa del Mondo di Calcio?
27/01/2005 - News - Roma - Sono notizie che allarmano i sostenitori della privacy quelle che emergono dalla Czerwensky intern, una newsletter a pagamento indirizzata a istituti bancari ed assicurativi tedeschi. Stando ad EDRI-Gram un lancio dell'agenzia bancaria afferma che la Banca Centrale Europea avrebbe già firmato un contratto con Hitachi per inserire chip RFID all'interno delle banconote entro l'anno. A quanto pare, inoltre, Hitachi non avrebbe le forze per realizzare il volume necessario di radiochip e sarebbe quindi pronta ad affidarsi ai suoi partner.[continua...]

RFID: dai pneumatici ai maglioni, passando per le Carte di Credito

da Quintostato e La stampa...
Sono sempre meno le aziende propense ad utilizzare le Radio Frequency Identification, innovazioni tecnologiche semplici e funzionali che, nonostante le enormi potenzialità, stentano a decollare sul mercato. Eppure basterebbe inserire un’etichetta intelligente all’interno di ogni prodotto di un supermercato per rivoluzionarne completamente le modalità di vendita: per i commessi, che potrebbero sapere in ogni momento dove si trovano le merci e l’esatta quantità delle scorte, e per i clienti, che non sarebbero più costretti a fare la fila alla cassa. Uno speciale apparecchio, sensibile alle smart tag, rileverà il contenuto del carrello, presentando istantaneamente il conto della spesa. Ma i campi di applicazione delle RFID sono innumerevoli: Michelin sta sperimentando le modalità per inserirle all’interno dei propri pneumatici così da facilitare la gestione dei magazzini [ndr. oppure per sapere dove sto andando]. Una volta montate su un’auto, le gomme potrebbero inoltre essere associate al numero di matricola della carrozzeria, scoraggiando eventuali tentativi di furto.

Un vantaggio apprezzato anche dalla Banca Centrale Europea,
[ndr. vedi La storia di Bankenstein: Voglio tutto il mondo, più il 5%] che sta valutando i inserire le smart tag dentro le banconote per renderle del tutto infalsificabili e, qualora rubate, facilmente rintracciabili. Più futuristica è l’idea di VISA, il cui intento è servirsi delle RFID come di carte di credito, incorporandole all’interno dei cellulari o di altri supporti. In questo modo sarebbe possibile effettuare qualsiasi tipo di acquisto senza più usare il portafogli. Ma allora perché, visti i vantaggi oggettivi, questa nuova tecnologia non è ancora esplosa, e addirittura l’italiana Benetton, dopo aver siglato un accordo miliardario con Philips per inserire etichette intelligenti all’interno dei capi di vestiario, ha deciso di rinunciare al progetto? Il problema principale, che ha frenato finora qualsiasi tipo di sviluppo, sembra essere quello della privacy.

Molte associazioni di consumatori e alcune parti politiche sostengono che le RFID, applicate al tracciamento dei prodotti, potrebbero essere utilizzate per spiare il comportamento e i gusti dei singoli clienti o per altri scopi illegittimi. Un rischio concreto, dal momento che le smart tags potrebbero potenzialmente rendere sempre rintracciabili gli pneumatici, le banconote o la scatoletta di pelati dentro cui sono state inserite, anche dopo il loro acquisto, trasformando un innocuo prodotto in un vero e proprio strumento di sorveglianza. Ecco perché il Congresso statunitense sta elaborando delle leggi che obblighino i rivenditori a informare i propri clienti della presenza di RFID all’interno delle merci acquistate, in modo che esse possano essere tolte o disattivate. Ma la tecnologia, si sa, corre sempre più veloce della legge. La società "Applied Digital Solutions" ha già prodotto un nuovo chip lungo solo 11 millimetri da installare sotto la pelle, che può risultare utilissimo per rintracciare bambini, malati di Alzheimer, e chiunque debba essere tenuto sotto costante controllo
[ndr. vedi La storia di Bankenstein: Voglio tutto il mondo, più il 5%]. Una prospettiva avvincente e quanto mai preoccupante allo stesso tempo.

sabato, febbraio 12, 2005

Video di ignari acquirenti di lamette da barba

Auto-ID Center

Il caso: la Gillette e gli RFID

Tu ti radi, io ti fotografo

Usi, abbusi e sopprusi con gli RFID

tutto sull'RFID

Bambini a scuola marchiati come bestie

da Repubblica:
Proteste dei genitori contro una scuola di Sutter, California
che ha "applicato" a 600 alunni una targa di identificazione
Usa, Grande Fratello a scuola alunni spiati con microchip
Il preside: "E' per controllare i loro spostamenti nell'istituto"
I genitori: "Mia figlia si sente come una scatola di cereali"

WASHINGTON - E' lo stesso sistema utilizzato dagli allevatori di bestiame per tenere sotto controllo i capi. Ed è stato applicato ai seicento alunni di una scuola della California, costretti a indossare una targhetta d'identificazione, contenente un microchip che rivela agli insegnanti i loro movimenti all'interno dell'istituto. Il provvedimento, il primo del genere negli Stati Uniti, è stato voluto da Earnie Graham, preside della Brittan Elementary School di Sutter, e ha suscitato le proteste di molti genitori che accusano la scuola di invasione di privacy e di metodi non educativi.

"Mia figlia è tornata a casa con la targhetta ancora al collo - ha protestato Jeff Tatro, padre di una bambina - e ha detto che si sentiva come un pacchetto di cereali". Il preside ha giustificato l'adozione del sistema dicendo che è utile a controllare, in modo più accurato, la frequenza alle lezioni, ad aumentare la sicurezza nella scuola e a scoraggiare episodi di vandalismo.

I seicento studenti, dalla prima elementare alla terza media, devono indossare costantemente la targhetta di identificazione che reca la loro foto, il loro nome ed un microchip con una mini-antenna. Sensori dislocati all'ingresso delle classi, e altrove nella scuola (anche nei bagni), registrano automaticamente il passaggio degli studenti: ogni targhetta invia, con segnali radio, un numero criptato di 15 cifre, che corrisponde al nome dello studente. Gli insegnanti possono seguire, su computer speciali, gli spostamenti dei ragazzi.

A peggiorare le reazioni, la decisione del preside di far scattare l'esperimento senza, prima, consultare i genitori degli allievi. "Deve esistere un sistema per migliorare la sicurezza dei nostri ragazzi senza farli sentire un capo di bestiame o un prodotto del supermarket - osserva Michael Cantrall, uno dei numerosi genitori perplessi - la scuola deve educare gli studenti ad assumere comportamenti responsabili: il metodo 'Grande Fratello' non mi sembra il migliore".

Alcuni genitori hanno espresso la preoccupazione che i segnali radio possano danneggiare la salute dei ragazzi. "Chi lo sostiene non capisce nulla dei segnali radio a bassa frequenza - replica il preside - le targhette servono solo a confermare che ogni studente è in classe". Graham ha minacciato misure disciplinari ("Rientra nei miei poteri") verso i ragazzi che rifiuteranno di indossare a scuola le targhette di identificazione.

Nella polemica sono entrati anche i gruppi per la difesa dei diritti civili, esprimendo il timore che l'iniziativa della scuola californiana possa essere imitata da altri distretti scolastici Usa. Anche se in verità la Brittan, a differenza di altre scuole, non presenta particolari problemi disciplinari. Fonte di polemiche, è il fatto che la compagnia che produce i microchip imposti agli studenti, la InCom Corp., è situata proprio a Sutter, la cittadina dove si trova la scuola, ed è stata fondata dal padre di un ex alunno.

La compagnia ha offerto alla scuola diverse migliaia di dollari in computer e altre attrezzature per effettuare l'esperimento. La speranza della InCom Corp. è di lanciare il prodotto a livello nazionale, accendendo l'interesse di distretti scolastici meno tranquilli della scuola Brittan. Ma le reazioni sdegnate dei familiari degli alunni che stanno facendo da cavia non promettono niente di buono.
(11 febbraio 2005)

Articoli di base

Cominciamo con Punto Informatico

Che significa RFID?

"Un sistema di identificazione automatica a radiofrequenza
(Radio Frequency IDentification) è costituito da microchip dotati di antenna, detti tag o transponder, e da un dispositivo di lettura a radiofrequenza che riceve e decodifica le informazioni in essi contenute. Le informazioni lette sono successivamente trasmesse attraverso una rete ed elaborate."


da Fondazione Bassetti

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Questo è un sito dedicato a chi vuole capire cos'è un RFID, come funziona e sopratutto a chi serve REALMENTE.