Un RFID per tutti
(Radio Frequency IDentification)


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martedì, febbraio 15, 2005

Rfid, ecco il GrandeFratello

Sempre più diffuso l’utilizzo di smart tag per identificare prodotti al supermarket e nella supply chain. Una tecnologia agli albori, che suscita qualche perplessità sulla privacy ma che piace al Pentagono. (di Paolo Anastasio)

Il polverone intorno alle targhette Rfid (Radio frequency identification) nasce dalle potenziali applicazioni anti privacy delle smart tag, che potrebbero rivoluzionare non soltanto il rapporto tra consumatori e prodotti in vendita nei supermercati o il modo di gestire la supply chain della produzione industriale delle merci. Il timore di Authority garanti della privacy e associazioni di consumatori è che le tag continuino a seguire e spiare le abitudini dei consumatori fuori dal negozio, ad acquisto avvenuto. Le etichette, se non sono disabilitate al momento dell’acquisto, restano attive, incorporate nei prodotti anche dopo il pagamento.
Il rischio è che le tag continuino passivamente a vigilare, pompando informazioni sulle abitudini d’acquisto del consumer. Ad esempio, appropriandosi indebitamente dei dati della carta di credito usata per l’acquisto di quel bel golfino o del Mach trilama. Dati dormienti, che continuerebbero ad alimentare la memoria delle smart tag. Che i produttori potrebbero consultare per nuove campagne di marketing sempre più personalizzate. Ne sanno qualcosa Benetton e Gillette, due colossi costretti lo scorso anno, proprio a seguito della protesta dell’associazione di consumatori Caspian, a sospendere l’applicazione delle tag su capi di vestiario e confezioni di rasoi.
Dopo l’invasione metropolitana di videocamere (per il traffico, ma anche le multe sono elettroniche) e dopo il ricorso alla biometria, con la registrazione di impronte digitali e scannerizzazione del volto per i visitatori di una trentina di paesi che arrivano negli aeroporti Usa, ora è l’Rfid a trovarsi sotto i riflettori. Perché l’occhio dei produttori incapsulato nei prodotti che compriamo al supermarket sarebbe davvero troppo. La pensa così il Garante Stefano Rodotà, che sta monitorando da vicino l’uso delle tag. E con lui una cinquantina di Authority mondiali, con una risoluzione congiunta per limitarne al minimo l’utilizzo.
Ma cos’è l’Rfid? Si chiamano smart tag (etichette intelligenti) i microchip Rfid da applicare al posto dei tradizionali codici a barre su prodotti in vendita negli scaffali dei supermarket e sui bancali di merci in viaggio sui container. Si tratta di minuscoli transponder, che emettono onde radio a cortissimo raggio, al massimo 30 centimetri, leggibili da appositi scanner. L’utilizzo delle smart tag consente la tracciabilità wireless a breve raggio dei packages di prodotto e di merci. Così le utilizzano grandi catene della Gdo, come la statunitense Wal Mart e la britannica Mark & Spencer. Mentre su scala industriale se ne serve nei suoi stabilimenti la Bmw per i tracking dei componenti durante l’assemblaggio dei veicoli. Le smart tag, munite di codice identificativo hanno una memoria fino a 128 kb. Consentono di tracciare 4 o 5 informazioni sulle caratteristiche della merce. Così, ad esempio, è possibile conoscere la data di scadenza di un cartone di latte o la provenienza di una costata di manzo. Oppure, in ambito logistico, le tappe del viaggio di grossi quantitativi di alimenti deperibili, come la frutta. In questo senso è stato il Pentagono a fare un grosso ordinativo di smart tag per il tracking delle scorte alimentari inviate alle forze armate in Iraq. Sul fronte security, in Israele stanno testando una soluzione di contactless check point. In altre parole, nella striscia di Gaza i pendolari palestinesi al check point saranno identificati ricorrendo all’Rfid, senza perquisizioni. La società di analisi Idc considera l’Rfid come uno dei segmenti più caldi dell’hi-tech insieme al wi-fi. Il giro d’affari complessivo è stimato in 3 miliardi di dollari nel 2007 (fonte Wireless Data Research Group). Le potenzialità dell’Rfid, con il costo dei chip che sta calando sono infinite. Dalla tracciabilità dei bagagli all’aeroporto (la Delta Airlines lo usa) ai pagamenti ticketless, senza biglietto, come col telepass al casello autostradale. Pagamenti ticketless sono una realtà a Rotterdam, dove chi viaggia dispone di una card per i pedaggi di metro, autobus e treni.
I sostenitori dell’Rfid affermano che la categoria più penalizzata dalla diffusione dell’Rfid è quella dei contraffattori di articoli farmaceutici, ma anche di prodotti griffati. Stop quindi a false Gucci e Louis Vuitton, Armani e Benetton. Intanto la boutique Prada di New York ha interrotto il tagging dei suoi capi. Le signore clienti non volevano che si sapesse in giro la loro taglia.